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Dall’Arco di Augusto all’Anfiteatro Romano

Oltre Rimini: La vallata di Marecchia e la vallata di Conca

Dall’Arco di Augusto all’Anfiteatro Romano

La città di Rimini, assieme ad altri pochi centri urbani della Penisola, racchiude un patrimonio artistico di notevole spessore per l’importante ruolo che svolse come colonia dell’impero romano.  L’influsso romano ancora oggi è visibile nella splendida città della Riviera, un tempo baluardo dei commerci marittimi dell’Impero per la sua posizione strategica nell’Adriatico. Purtroppo i bombardamenti della seconda guerra mondiale hanno distrutto moltissimi reperti di inestimabile valore, ma fortunatamente hanno resistito allo scorrere del tempo e alla mera furia distruttiva dell’uomo monumenti di grande prestigio come il celebre Arco di Augusto, la Domus del Chirurgo o il ponte di Tiberio.

L’arco di Augusto

L’arco venne costruito nel 27 a.C ed è il più antico arco romano oggi esistente. Fu costruito in pietra d’Istria e venne edificato in onore di Cesare Ottaviano Augusto. Anticamente l’Arco era uno dei punti d’ingresso in città (unito infatti ai lati dalle mura cittadine) e sorge esattamente nel punto di incontro tra la via Emilia e la via Flaminia. Nato come elemento celebrativo, presenta quattro divinità tra l’archivolto e i capitelli: Giove, Nettuno, Apollo e Minerva mentre due teste di bue sono collocate sulle due facce dell’arco a simboleggiare la forza e la potenza di Ariminum. La parte superiore e la merlatura sono state ricostruite nel X secolo mentre, nella sua interezza, è stato ristrutturato recentemente.

L’Anfiteatro romano

Costruito nel II secolo d.C in una zona periferica della città, vicino al mare, rappresentò culturalmente la crescita di Ariminum. Utilizzato per gli spettacoli dei gladiatori, era di forma ellittica e, dopo il Colosseo,era il più grande anfiteatro romano con dimensioni di 117,7 x 88 metri. L’anfiteatro poteva raccogliere circa 10000 spettatori e aveva un’arena di ampiezza pari a quella del Colosseo (77 metri). Nel corso del tempo la grandezza e la maestosità dell’edificio hanno lasciato spazio solo ad un cumulo di macerie e, sebbene nel 1843 Luigi Tonini abbia riportato alla luce i resti dell’antica costruzione, i bombardamenti della seconda guerra mondiale hanno provocato ingenti danni all’anfiteatro. Oggi la struttura, dopo un restauro terminato negli anni sessanta, è sede di manifestazioni e spettacoli culturali di grande rilevanza.

La domus del Chirurgo

Area archeologica di rilevanza internazionale è piazza Ferrari che ospita l’antica Domus del Chirurgo, risalente al II secolo d.C. La domus era una sorta di ambulatorio romano in cui, probabilmente, risiedeva il medico della città. I reperti e i mosaici trovati all’interno, assieme ad una collezione di circa 150 strumenti chirurgici, ne fanno un patrimonio artistico unico al mondo per la perfetta conservazione in cui ci sono giunti oggi. La casa era composta da un triclinium (la sala da pranzo) un cubiculum (una camera da letto), una cucina al piano superiore, una dispensa, una latrina,  una camera riscaldata e due camere adibite probabilmente ad ambulatorio, una delle quali possedeva un affresco (perfettamente conservato) raffigurante Orfeo in mezzo ad animali di diverse specie. Tutti gli strumenti chirurgici sono conservati nel museo comunale situato in via Tonini.

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Oltre Rimini: La vallata di Marecchia e la vallata di Conca

La Valmarecchia

A pochissimi chilometri da Rimini si estende la bellissima valle del Marecchia. Racchiusa tra la Toscana, la Repubblica indipendente di San Marino e l’Emilia Romagna,è un territorio ricco di interesse dal punto di vista archeologico, storico e naturale. La vegetazione è fitta ed avvolgente con i suoi boschetti incontaminati, una fauna con specie protette e una flora a dir poco emozionante. La vallata si apre magicamente, attraverso alcuni squarci percorribili a piedi, su degli enormi balconi che lasciano senza fiato i turisti che li raggiungono per un panorama fantastico: si riesce persino a scorgere, in lontananza, il mare. Ma quella che sembra una landa lontana dalla mano dell’uomo è invece anche terra di bellissime fortezze e di grandiosi monumenti appartenenti in parte allo Stato Pontificio e in parte alle Signorie dei Malatesta e dei Montefeltro. Uomini illustri, da secoli or sono, hanno percorso quella valle: da Dante a Cagliostro, da San Francesco ad Ezra Pound, sono tutti rimasti estasiati dinnanzi a tale spettacolo unico nel suo genere. La Valmarecchia può e sa offrire tutto ai turisti che la attraversano: natura incontaminata da una parte e sagre e feste dall’altra.

Gli eventi e i monumenti

La fiera del Tartufo a Sant’Agata Feltria, la Festa del Pane a Maiolo, la Sagra della polenta a Perticara, la Fiera del formaggio di fossa a Talamello, sono solo alcune delle manifestazioni culinarie di cui la valle è piena. Il fiume Marecchia, da cui la valle prende il nome, la attraversa in modo vorticoso, partendo dal Monte Zucca, in Toscana, fino a sfociare a Rimini nel Mar Adriatico, toccando con le sue sponde i paesi che fanno parte della vallata: Poggio Berni. Torriana, Verrucchio. La famosa Rupe di San Leo, ricordata da Dante Alighieri ne “La Divina Commedia”, da cui si arriva alla splendida fortezza costruita da Giorgio Martini, porta al piccolo borgo dove sorgono la Pieve e dove è stato eretto, nel XII secolo, il Duomo che ha come campanile l’antica torre civica. A Sant’Agata Feltria si tiene, ogni anno nel mese di Settembre, la caratteristica fiera nazionale del tartufo bianco pregiato che riunisce turisti da tutto il mondo mentre a Sant’Arcangelo di Romagna, il comune più vicino a Rimini, si può gustare specialità della zona in caratteristici locali del centro storico con la visita alla Rocca dei Malatesta. Verrucchio invece, culla dei Malatesta, racchiude nel suo centro antico chiese e palazzi medievali dall’indiscusso valore artistico con un museo, quello Villanoviano, dove è conservato addirittura un antico trono etrusco in ottime condizioni. L’antica Scorticata, oggi Torriana, (nome voluto da Benito Mussolini) , possiede una delle torri più belle della zona; essa comunica, attraverso la rocca sottostante, con la vicina rocca di Montebello fino a San Giovanni in Galilea, con una fitta rete di sottopassaggi che toccano rocche e castelli di tutta la ValMarecchia.

La Vallata di Conca

La Valle del Conca, a differenza di quella del Marecchia, offre un paesaggio rilassante per le sue numerose colline, la sua vegetazione delicata e gli spettacoli di luce che le fenditure dei calanchi producono continuamente con squarci di panorama che portano lo sguardo dritto al mare. I visitatori la definiscono una valle incantata per i suoi paesaggi e soprattutto per i castelli medievali che in essa sono situati. Dal punto di vista paesaggistico sono le valli del Ventena di Gemmano e quelle di Saludecio ad attirare migliaia di turisti mentre, entrando nel cuore della Romagna, verso Rimini, prendono piede i piccoli borghi antichi che hanno fatto la storia del nostro Paese.

Il regno dei Malatesta

Rocche fortificate, Castelli e Torri rappresentavano le tenute dei Malatesta, le loro roccaforti o anche i luoghi di vacanza di questa importantissima Signoria che nasce proprio nel piccolo borgo di Montefiore, al centro della Val di Conca. Ma anche la letteratura trova il suo spazio in questo luogo incantato: Gradara è il celebre paesino che ha ospitato Paolo e Francesca, i famosi amanti di cui Dante fa menzione nel V canto dell’Inferno della Divina Commedia.

Due valli importanti sono queste dell’entroterra riminense, ricche di storia, di cultura ma anche di paesaggi naturali incontaminati che attirano turisti e visitatori da tutto il mondo. La val di Marecchia e la val di Conca permettono, a chi decide di attraversarle, di passeggiare in luoghi in cui il progresso, il caos e lo smog cittadino, lasciano solo il posto solo alla bellezza autentica di un ritorno al passato.

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