I Piatti tipici

Dalla piadina riminese al pesce azzurro: un mix di sapori tutti da provare

Il SanGiovese: un rosso corposo con una lunga storia

Dalla piadina riminese al pesce azzurro: un mix di sapori tutti da provare

La cucina italiana vanta il suo primato in tutto il mondo: milioni di ricette, di ingredienti e di piatti unici nascono proprio in quella che potremmo definire la “Penisola della buona cucina”. Ogni regione, così come ogni città, possiede, da sempre le sue ricchezze culinarie, diventando un’attrattiva per i turisti. Del resto l’arte culinaria non è da meno alle altre arti. La Riviera Romagnola, per le sue terre fertili e il suo mare azzurro, è da sempre fucina di piatti particolarmente graditi non solo agli italiani ma anche ai turisti esteri che vengono fin qui anche solo per gustarsi un buon bicchiere di SanGiovese, una tipica piada romagnola o la “rustida” di pesce.

La Piada

Proprio dalle piade inizia il nostro viaggio nel mondo della cucina di Rimini e della Romagna. Il termine Piada (in romagnolo “pieda”) ha origine bizantina mentre il “testo” su cui viene cotta deriva dal latino Testa, un tipo di terracotta refrattaria di impianto romano. Quel che è chiaro è che la piada ha origini, seppur confuse, molto antiche e, attualmente, è possibile gustarla farcita in una miriade di varietà, anche in piccoli chioschetti in giro per la città di Rimini.

I Primi piatti

La varietà dei primi piatti emiliani, conosciuti in tutto il mondo, è davvero eccelsa: sono tagliatelle, strozzapreti, ravioli e gnocchi conditi con il classico ragù alla bolognese o con gustosissimi sughi di pesce, i garganelli, i tortellini, le lasagne al forno, gli gnocchetti di pane e i passatelli al brodo. Meritato cenno va fatto dei famosi cappelletti, nati intorno al 1800, pasta ripiena con ricotta, formaggio, uova o aromi. Nell’antica ricetta nel ripieno non c’era la carne, diffusasi oggi come variante soprattutto a Rimini. Importante è il condimento dei cappelletti: sarebbe una vera e propria eresia, per gli emiliani, servirli con il ragù “ammazza sapore”; si predilige invece la panna, molto delicata o creme dal sapore poco intenso.

Il coniglio in porchetta

Ecco una carne tipica dell’entroterra riminese: il coniglio preparato come si prepara usualmente la porchetta romana. Solitamente servito, nei ristoranti, nell’arrosto misto, ha moltissimi estimatori. Il coniglio viene farcito al suo interno con aromi vari tra cui aglio, barbe e finocchio selvatico, condito con strutto o con lardo e poi cotto al forno. Le varianti prevedono anche la cottura in tegame, bagnato nel vino.

Il brodetto

La tradizione culinaria riminese, con i numerosi ristoranti che servono ottimo pesce fresco, è arricchita da un piatto di antica preparazione: il brodetto. Dalla ricetta segreta, il brodetto ha numerose varianti ed era apprezzato dai pescatori riminesi che lo mangiavano sulle loro barche. Sicuramente si tratta di un brodo di pesci tra cui il capone, il palombo, la triglia, lo scorfano ed altre varietà presenti nell’adriatico. In realtà in tutte le sue varianti che cambiano da città in città, la cosa veramente importante è che venga fatto con pesce freschissimo.

Il pesce azzurro

Snobbato da moltissimi e considerato cibo “plebeo”, il pesce azzurro in Romagna resiste alla credenze popolari ed è utilizzato anche per condire la famosa piada ( ripiena di saraghina, radicchio e cipolla). I Sardoncini, dal sapore particolarissimo, sono serviti nei ristoranti della Marina, mentre altri tipi di pesce azzurro sono quasi introvabili. A differenza di quanto si pensa comunemente, il pesce azzurro è un’importante fonte di fosforo ed è un toccasana per chi ha problemi di colesterolo. Tra le sue varietà troviamo la saraghina, il beccone, le sarde e lo sgombero.

La grigliata di pesce

Uno dei piatti più serviti nei ristoranti del lungomare riminese è la famosa grigliata di pesce e il consumo, ogni anno, è di circa 15 milioni di piatti di pesce sulla sola riviera romagnola. Il pesce usato nella grigliata è misto (triglie, rombi, sarde, seppioline e sardoncini) e viene servito con una panatura leggerissima di olio di oliva, sale e prezzemolo. Piatto tipico dei pescatori, oggi rara, è la “rustida”, dei particolari spiedini di seppioline e pesce fatti con rametti di tamerice e cotti alla brace.

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Il SanGiovese: un rosso corposo con una lunga storia

Terra dei sapori decisi e corposi, la Romagna, è anche la patria di uno dei vini più famosi e presenti sulle tavole italiane: il Sangiovese.

L’origine e la provenienza – Il Sangiovese, assieme alla Barbera, è uno dei vitigni italiani più diffusi ed è coltivato principalmente in Emilia Romagna, in Toscana e in alta Campania ma pare che anticamente fosse coltivato anche in Calabria. Le sue origini sono poco conosciute e ancora oggi non si hanno notizie precise sulla sua data di nascita. Il nome sembra che derivi da “sangiovannese”, perché i vitigni anticamente si trovavano in grande quantità nel paese di San Giovanni Valdarno m alcuni pensano che Sangiovese sia il nome del vino creato dall’uva “san giovannina”, una qualità di uva primaticcia che matura alla fine di giugno per la festa di San Giovanni Battista. Le ipotesi più remote poi, fanno addirittura risalire l’etimologia del Sangiovese al “sanguegiovese”, cioè il sangue di Giove, monte situato verso Santarcangelo di Romagna. Uno dei primi a nominare il Sangiovese nei suoi scritti è Giovan Vettorio Soderini che nel suo trattato sui vini parla di un “Sangiocheto o Sangioveto” riferendosi al famoso vino rosso della Romagna. I romagnoli dicono che il Sangiovese racchiude in sé il carattere tipico della popolazione romagnola, descrivendolo come un vino robusto, ruvido a primo impatto ma molto delicato e sincero.

Le qualità del Sangiovese – A differenza di altri vini, il rosso della Romagna è importante perché non solo è uno dei vini da tavola più diffusi in Italia, ma concorre alla produzione di vini importanti come il Cabernet Sauvignon , il Chianti o il Brunello di Montalcino. Si coltiva prevalentemente nelle colline bolognesi e nelle campagne tra Rimini e Ravenna e ha tre diverse tipologie: Novello, Superiore e Riserva. Il vino novello è quello che si ottiene con l’uva raccolta e macerata in un tempo abbastanza vicino mentre il Superiore è quello che ha una gradazione alcolica minima del 12% ed è commercializzato solo a partire dall’Aprile dell’anno successivo alla vendemmia. Il Sangiovese Riserva, invece, deve essere invecchiato di almeno 2 anni con una gradazione alcolica superiore al 12%.

La preparazione – Le uve vengono raccolte in Autunno e messe a macerare con la vinaccia. Dopo la macerazione si passa alla svinatura che separa le bucce e i vinaccioli dal succo. In seguito il vino viene ripassato più volte attraverso dei filtri per eliminare altri residui, viene stabilizzato ed imbottigliato.
Le caratteristiche- Dal colore rosso rubino, il Sangiovese ha un profumo delicato che ricorda la viola, ha un sapore secco e asciutto ed un retrogusto amarognolo molto gradevole. E’ indicato con piatti a base di carni rosse, arrosti misti, salumi e primi piatti con sughi di carne e pomodoro. Ottimo è il suo accostamento al famoso formaggio di fossa. La temperatura ideale per servirlo è di 18 gradi.

Il simbolo- Il simbolo del Sangiovese è il Passatore, un brigante romagnolo leggendario del 1800 a cui l’Ente Tutela Vini di Romagna ha legato la sua immagine per valorizzarlo a livello nazionale.

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